Pittura digitale:
di cosa parliamo?

Premessa doverosa: qui l'intelligenza artificiale non c'entra nulla. Qui si fa uso della conoscenza, della manualità, dell'estro, ma soprattutto si fa uso della sensibilità. La sensibilità che ci fa vibrare le corde interne delle emozioni quando, per esempio, ammiriamo un meraviglioso tramonto o quando ascoltiamo un racconto o una melodia particolarmente toccanti. La sensibilità può ispirarci un'idea, una visione. Abbiamo molto più dei cinque sensi canonici: abbiamo un universo dentro. Dobbiamo solo rallentare, osservare, ascoltare... ascoltarci. Solo così potremo assaporare tutta l'infinita bellezza che ci circonda. 

Le mie Muse ispiratrici per eccellenza sono la musica classica e sinfonica. Esse rappresentano la mia stella polare. Quando la melodia e le parole toccano la mia anima, la innalzano a livelli sublimi e mi portano a volgere lo sguardo verso l’incanto. Tutto questo si trasforma in un dipinto digitale, ognuno con una propria storia che si trasforma in un messaggio che voglio trasmettere. Ogni mio dipinto ha un titolo che racconta qualcosa che va al di là dell'immagine che rappresento e un sottotitolo che fa riferimento all'aria o alla sinfonia che mi ha ispirato. Il dipinto, il titolo e la melodia raccontano una storia. Le immagini, per essere veramente viste, vanno ascoltate.

Dipinto ispirato a: Le Tre Grazie - Antonio Canova

(#16)
Omaggio a Bologna
(Piazza Grande - Lucio Dalla)

La scelta di ispirarmi alle tre Grazie
per rendere omaggio alla città che mi ha
accolto quarant’anni fa è stata naturale.

Le tre figlie di Zeus simboleggiano
lo splendore, la gioia e la prosperità.
Il velo che le cinge nell’abbraccio della figura
centrale, rafforza il senso di unione.

Tutto questo è Bologna.
Il velo dipinto del "suo" rosso
è la mia dedica a Lei.

(#15)
Libero arbitrio

(Imagine - John Lennon)

Colori.
Colori che uniscono e dividono.
Colori che simboleggiano stati d’animo,
definiscono razze e appartenenze.

La somma di tutti i colori può creare
luce, ma allo stesso tempo oscurità.
Sta a noi decidere come unirli,
se farlo tramite fasci luminosi
o utilizzando pigmenti in polvere.

Il libero arbitrio è colore
e nessuno potrà mai desaturarlo.
Dipinto ispirato a: Le Tre Grazie - Antonio Canova

(#14)
Ninna nanna amore mio...

(Lullaby - Johannes Brahms)

Le parole non hanno abbastanza forza
per raccontare storie a cui non si può credere.
Storie che parlano di piccoli angeli che guardano
il mondo con la purezza dei loro cuori,
fino a quando questi non manifesta loro la sua crudeltà.

I folletti, le principesse e i cavalieri
diventano così solo delle menzogne disegnate
su libri che mai più nessuno sfoglierà.

Quando un piccolo angelo cade,
anche gli orchi e le streghe delle favole
chiudono i loro occhi per non vedere.
Dipinto ispirato a: Corpus Hypercubus - Salvador Dalì

(#13)
Venga il Tuo Regno
(Dies Irae - Requiem - Giuseppe Verdi)

“Venga il Tuo Regno,
sia fatta la Tua volontà,
come in cielo, così in terra…”

Parole che lasciano un sapore amaro in bocca.
Aneliamo pace, ma fomentiamo guerre.

Le vittime innocenti sono ormai
diventate un fastidioso alito di vento
che scompiglia le nostre consuetudini.

Venga allora il nostro regno.
Sia fatta dunque la nostra volontà.

Ma non c’è cielo.
C’è solo terra.

(#12)
Il silenzio dei colpevoli

Coro muto - Madama Butterfly - Giacomo Puccini)

La violenza sulle donne. Il femminicidio.
Due piaghe endemiche della nostra società.
Ho voluto realizzare un dipinto che
rendesse appieno l’angoscia, il terrore,
ma soprattutto la solitudine delle donne.
Tutto è evidente, non ci sono fraintendimenti.
Un argomento crudo, così come cruda
doveva essere la mia denuncia.
È giunto il momento di guardare,
di prendere consapevolezza, di denunciare.
Il nostro silenzio lascia la donna sola,
e questo ci rende complici, quindi colpevoli.

Il sottotitolo fa riferimento a un momento
dell’opera di Puccini (il coro muto) che esprime
tutto il dolore della protagonista,
simbolicamente privata anche della parola.
Diamo voce a tutte le Madama Butterfly,
per non far sì che il nostro tacere
diventi colpevolezza.
Dipinto ispirato a: Abisso - Pietro Canonica

(#11)
L'attesa

(Sono andati?)

La partitura iniziale de “La Bohème” è un inno
alla gioventù, alla spensieratezza e alla voglia di vivere.
Tutto cambia a causa della scoperta di un destino
tragico che niente e nessuno potrà mai scongiurare.
Mi sono ispirato all’Opera di Pietro Canonica per
raffigurare chi a quel destino si ribella, così come chi
a quel destino si rassegna nell’attesa dell’inevitabile.
Rodolfo, consapevole di non poter offrire a Mimì altro
che il suo amore, l’allontana con la speranza di darle
un’ultima possibilità. Ma l’Amore non si può obliare.
Mimì, alla fine, torna per morire tra le sue braccia.
L’attesa è finita.
Resta solo il tempo per un’ultimo,
straziante, sublime commiato di Mimì.

“Ho tante cose che ti voglio dire
o una sola, ma grande come il mare,
come il mare profonda ed infinita...
Sei il mio amor... e tutta la mia vita!...”
Dipinto ispirato a: Amore e Psiche stanti - Antonio Canova

(#10)
Gli amori fragili

(S’è spento il sole)

Il paese dei campanelli è un’operetta ricca di equivoci e
intrecci amorosi, ma non solo. La trama si tinge di malinconia
quando una melodia timidamente si affaccia nel primo tête à tête
tra Hans e Nela «Perché perché turbare...», struggentemente si
manifesta nell’aria «S’è spento il sole...» e drammaticamente
conclude la narrazione quando accompagna il grido
disperato di Nela per il suo sogno d’amore infranto
«Se n’è andato... e senza dirmi niente».

Il paese dei campanelli è per me più di un’operetta e questa
consapevolezza mi ha portato a rappresentarla rifacendomi al mito
di Amore e Psiche, interpretazione più alta dell’amore, ma anche
metafora dell’equilibrio tra sentimento (eros) e ragione (psiche).
Nella scultura del Canova, Psiche fa dono della sua anima
(una farfalla) al suo amato. Ma la farfalla è anche simbolo
di effimerità. Un campanello prende il posto della farfalla,
diventando così l’emblema di un’armonia spezzata.
«S’è spento il sole (...) tutto è silenzio intorno»
Dipinto ispirato a: Gladiateur mourant - Pierre Julien

(#09)
La fascinazione degli empi

(S’oda or me)

Nabucco e Abigaille in quest’opera
sono gli artefici di nefaste vicissitudini.
Nel corso dei secoli molti uomini
hanno scritto, e scrivono, il loro nome
con il sangue indelebile del proprio popolo.

La fascinazione per questi uomini
è frutto di convenienza e connivenza.

È deprecabile l’empio quale artefice di abomini,
quanto è sciagurato chi lo ha elevato al pari di un dio.

Zofar il Naamatita prese a dire: (...) Non sai tu che da sempre, da
quando l’uomo fu posto sulla terra, il trionfo degli empi è breve e la
gioia del perverso è d’un istante? Anche se innalzasse fino al cielo
la sua statura e il suo capo toccasse le nubi, come lo sterco sarebbe
spazzato per sempre e chi lo aveva visto direbbe: “Dov’è?”.
Svanirà come un sogno, e non si troverà più, si dileguerà come
visione notturna. (...) Giobbe - 20
Dipinto ispirato a: Danzatrice col dito al mento - Antonio Canova

(#08)
L'infinito nei suoi occhi

(Una voce poco fa)

Rosina è consapevolezza e resilienza.
Rosina è sensibilità, accompagnata
da una visione che va oltre le apparenze.
Rosina è malizia e dolcezza,
ma anche forza e determinazione.
Per lei tutto è palese prima ancora che si manifesti.
Lo sguardo di Rosina supera le barriere,
qualunque esse siano.
A Rosina non interessa se ti chiami
Lindoro o se sei il Conte d’Almaviva.
A Rosina basta la certezza del suo cuore.

Rosina è tutte le Donne.

Il mio dipinto vuole essere un omaggio alle Donne.
Donne che ci danno la vita, che ci accompagnano
nella nostra crescita, che ci sostengono, ci consigliano,
che guardano aldilà dei confini del nostro sguardo.
È solo volgendo i nostri occhi nei loro
che la bellezza dell’universo intero si manifesta.
Dipinto ispirato a: Virgin and child - St. James Cathedral

(#07)
Il peccato originale

(Deh, narra quella storia funesta)

Il titolo così a contrasto con la figura di una
madre con in braccio il proprio figlio,
è frutto del dramma che Azucena rievoca
nell’aria della Parte II - Scena Prima e che,
proprio a causa di quell’evento tanto orribile
quanto inconcepibile, fa di lei l’effettiva
tragica protagonista dell’Opera di Verdi.

La voglia di vendetta che si fa follia,
che distrugge l’Amore più puro
e offusca qualunque possibilità di salvazione,
riecheggia anche nell’ultimo atto,
nelle parole pronunciate persino di fronte
alla morte di quel suo figlio sbagliato.
Dipinto ispirato a: Il ratto di Proserpina - Gian Lorenzo Bernini

(#06)
L'amore sbagliato

(Vivaldi - Le quattro stagioni: L'Inverno)

Ho dipinto questo quadro, quale grido di dolore e orrore per un fenomeno tanto vile quanto ignobile,
diffuso purtroppo in maniera inaccettabile: il femminicidio.


Mi sono ispirato alla scultura del Bernini, adattandola al messaggio che volevo inviare.

 Plutone l'ho dipinto come fosse pietra fredda, tombale, come l'animo che muove questi vigliacchi scellerati

che approfittano della loro predominanza corporea per sottomettere, abusare, uccidere.

Proserpina l'ho dipinta invece come fosse una donna vera, con pelle vellutata e candida.

Proserpina cerca invano di sfuggire dall'inesorabile, empio abbraccio dell'uomo di pietra.


L'amore sbagliato racconta la storia di lui e di una promessa disattesa.

Racconta anche la storia di lei e di un'illusione di vita che, suo malgrado,

un giorno diventerà incubo e oblio.


"Accolgo te come mia sposa, prometto di esserti fedele sempre,

nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia

 e di amarti e onorarti tutti i giorni della mia vita."

Dipinto ispirato a: L'umanità contro il male - Gaetano Cellini

(#05)
Confutatis Maledictis
 
(Mozart - Requiem: Confutatis)

Questo dipinto l'ho realizzato poco dopo l'invasione
della Russia in Ucraina, dopo aver visto le immagini dell'eccidio
di Bucha, Mariupol e di tutte le stragi perpetrate
in nome del potere, non solo in quella regione del pianeta.

Eravamo quasi usciti da una pandemia planetaria
che aveva rischiato di portarci dentro scenari apocalittici,
ma proprio quando si intravedeva un barlume di speranza,
tutto è ripiombato pesantemente tra il fragore assordante
delle urla di un popolo, di tanti popoli.

Nell'opera di Gaetano Cellini, l'uomo è schiacciato a terra,
sopraffatto dal dolore. Io ho voluto dare un messaggio
diverso nel mio dipinto. Seppur ispirandomi a quest'opera,
l'uomo da me raffigurato cerca di rialzarsi
e per far significare questo, la roccia tra le sue mani
diventa una tela che lui strappa per creare un vuoto da riempire
e quel vuoto ha il colore della speranza: il bianco.
Sul bianco puoi ridisegnare un mondo migliore e il Confutatis
di W. A. Mozart è la perfetta aria per questa mia
raffigurazione di speranza.

Confutati i maledetti
e condannati alle fiamme ardenti,
chiamami tra i benedetti.
Dipinto ispirato a: Paolina Borghese come Venere - Antonio Canova

(#04)
I had a dream

(Chopin - Prelude in E Minor op 28 no 4)

Questo dipinto nasce quale denuncia contro la xenofobia.
Per far questo, mi sono rifatto alla famosa frase di Martin Luther King "I have a dream"
e ho immaginato cosa avrebbe detto oggi il leader del movimento per i diritti civili degli afroamericani.

Ispirandomi alla famosa scultura del Canova rappresentante Paolina Borghese,
emblema di nobiltà, prerogativa riservata storicamente alle persone di carnagione caucasica,
l'ho ridipinta con una piccola, ma significativa differenza: il colore della pelle.
In questo quadro però, lo sguardo di Paolina africana guarda ancora a un orizzonte lontano.
Da cui il titolo.

"Odio la discriminazione razziale nel modo più intenso e in tutte le sue manifestazioni.
L'ho combattuta per tutta la vita, la combatto ora e la combatterò fino alla fine dei miei giorni".
Nelson Mandela

Dipinto ispirato a: Pudicizia - Antonio Corradini

(#03)
Addio, del passato

(Beethoven - Sinfonia nr. 7 - II movimento)

Il titolo, l'immagine, tutto porterebbe a pensare a qualcosa di tragico.
Per me invece è un inno alla speranza. Lasciarsi qualcosa alle spalle non sempre è sintomo di tristezza.
La donna del Corradini presa da questa prospettiva e che ho riprodotto in pittura, mi parla di rinascita.
Il suo corpo con il petto proteso verso l'alto, le sue braccia aperte e accoglienti, mi raccontano
un'evoluzione: c'è sì qualcosa che viene abbandonato, ma c'è anche la volontà di andare avanti,
di riprendersi la vita facendolo con vigore e slancio. Questo ho visto durante la pandemia
e la sinfonia che ascoltavo di Beethoven mi trasmetteva proprio questa immagine.

Dipinto ispirato a: David - Michelangelo Buonarroti

(#02)
L'ospite inatteso

(Mozart - Sinfonia nr. 25 - I movimento)

La prospettiva è parte fondamentale di una storia:
modificando la prima, la narrazione cambia di conseguenza.
Questa inquadratura e questo taglio hanno sempre suscitato in me interesse.
Non vedevo più il David, ma vedevo dei racconti, degli attimi... una sorpresa.
La sorpresa di qualcosa che stava avvenendo all'insaputa del protagonista e la sua reazione.
Una reazione umana in un blocco di marmo plasmato ad arte.
Ho deciso di inserire un occhio vero nel dipinto preservando la materia scultorea,
proprio per raccontare la storia che David mi ha sussurrato all'orecchio.

(#01)
Allo specchio

Semplice riflessione su come ci rapportiamo con gli altri,
su come ci vediamo e come vorremmo che gli altri ci percepissero.

Il trattamento del corpo dipinto in modo naturale,
il modo con cui ho trattato graficamente il volto
(che fa volutamente riferimento a una geisha),
altro non è che una rappresentazione
di quello che il mondo moderno ci chiede e che noi
siamo ben lieti di dargli: una rappresentazione di noi stessi.